{"id":2358,"date":"2023-01-24T11:46:58","date_gmt":"2023-01-24T10:46:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/?p=2358\/"},"modified":"2023-01-24T11:46:58","modified_gmt":"2023-01-24T10:46:58","slug":"cosa-colonia-romana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/cosa-colonia-romana\/","title":{"rendered":"Cosa (colonia romana)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Cosa <\/strong> era una <strong>colonia di diritto latino<\/strong>, fondata nel 273 a.C. sul litorale della Toscana meridionale. Il suo nome deriva probabilmente da quello di un antico centro etrusco, Cusi o Cusia, individuato nella moderna Orbetello. Sorgeva sul promontorio roccioso dell\u2019attuale Ansedonia, situato a 114 m s.l.m., e oggi il sito rientra nel territorio comunale di Orbetello.<br \/>\nL\u2019area comprende due alture, una ad Est (Collina orientale) ed una a Sud (Arce), in una posizione strategica sia per il controllo del mare sia del traffico terrestre.<\/p>\n<p><strong>Et\u00e0 repubblicana<\/strong><br \/>\nCosa fu dedotta nel 273 a.C. come colonia romana di diritto latino nella Regio VII Etruria, in seguito alla sconfitta delle etrusche Volsinii e Vulci nel 280 a.C. Al momento della pianificazione urbanistica si decise di impiantare il Foro, destinato all&#8217;attivit\u00e0 civica e politica, in prossimit\u00e0 della sella che divideva l\u2019Arce (l\u2019acropoli della citt\u00e0) dalla Collina Orientale. A questa prima fase risale la costruzione delle infrastrutture principali, tra cui le mura, le porte, le strade, le fogne. Tuttavia, nonostante la posizione strategica, la colonia non ebbe fortuna e necessit\u00f2 di una nuova deduzione. Questa avvenne nel 197 a.C. e diede avvio al momento di massimo sviluppo del sito, con una fiorente attivit\u00e0 urbanistica, che perdur\u00f2 fino all\u2019inizio del I secolo a.C. In questo periodo Cosa pot\u00e9 assolvere le funzioni per le quali era stata fondata: il controllo militare-strategico (sia sui territori appena conquistati, sia sul mare dal quale poteva sopraggiungere la minaccia cartaginese), la gestione economica del territorio al quale faceva capo, ma anche la funzione di approdo per i commerci marittimi. Durante la prima met\u00e0 del I secolo a.C., tuttavia, Cosa fu depredata e distrutta in circostanze ancora sconosciute, restando pressoch\u00e9 abbandonata fino all\u2019et\u00e0 augustea. \u00c8 netta la differenza con la condizione dell\u2019ager circostante che, invece, visse proprio in questo momento il massimo sviluppo economico: grandi proprietari terrieri cominciarono un intenso sfruttamento del territorio per la produzione agricola, olearia e vinicola, ben evidente nei resti della vicina Villa Settefinestre.<\/p>\n<p><strong>Et\u00e0 imperiale<\/strong><br \/>\nSotto Augusto, Cosa fu parzialmente ricostruita: le aree del Foro e dell\u2019Arce furono restaurate, mentre solo alcune zone intorno al Foro mostrano una fase di occupazione. Probabilmente il fulcro dell\u2019economia si basava sulla piscicoltura, sicuramente praticata in laguna. Con l\u2019epoca imperiale, a partire dalla met\u00e0 del I secolo d.C., il territorio cosano divenne parte dei possedimenti imperiali dei Domizi Enobarbi, famiglia dell\u2019imperatore Nerone. Proprio alla volont\u00e0 di quest\u2019ultimo si devono gli interventi di ristrutturazione nel Foro, tra cui la trasformazione dell\u2019antica Basilica in odeum. In seguito, tuttavia, gi\u00e0 nel II secolo d.C. si registr\u00f2 una nuova fase di abbandono.<\/p>\n<p><strong>Et\u00e0 tardoimperiale<\/strong><br \/>\nAll\u2019inizio del III secolo d.C., sotto la dinastia severiana, la citt\u00e0 mostr\u00f2 una ripresa. L\u2019istituzione della Res Publica Cosanorum, la cui identificazione con la citt\u00e0 di Cosa \u00e8 ancora discussa, testimonia la volont\u00e0 di risollevare le sorti del centro e del suo territorio, l&#8217;Ager Cosanus. Nuovamente abbandonata alla fine del III secolo, per il IV secolo d.C. a Cosa si documentano minime tracce di occupazione e segni di negligenza pubblica. Anche il porto vide la cessazione dei lavori di manutenzione. Una sorta di cesura si deline\u00f2 tra Cosa romana, oramai decaduta nel III secolo, e Ansedonia bizantina, risorta dalle ceneri della prima alla fine del V secolo d.C. Il racconto di Rutilio Namaziano (Rut. Namaz., De Reditu Suo, 1.285-290) ci offre un\u2019immagine di Cosa composta solo da antiche rovine deserte, menzionando la leggenda del suo abbandono a causa di un\u2019invasione di topi.<\/p>\n<p><strong>Et\u00e0 medievale<\/strong><br \/>\nCosa raggiunse l\u2019estensione minima tra i secoli IV e V d.C., quando si verific\u00f2 uno spopolamento quasi totale. Nulla si sa della conservazione di edifici pubblici dopo le ristrutturazioni del III secolo d.C. In seguito alla restaurazione severiana, gli interventi sembrano limitati all\u2019utilizzo dei resti delle strutture pi\u00f9 antiche. Al VI secolo d.C. sono ascrivibili tracce dal Foro, dove una chiesa fu impiantata sulle rovine dell\u2019antica Basilica. La presenza di una struttura ecclesiastica e la contemporanea attestazione di due funzionari bizantini definirono Cosa-Ansedonia come una civitas. Durante l\u2019alto Medioevo si verific\u00f2 un nuovo abbandono prolungato del sito. Ad alcune capanne impiantatesi sulle antiche insulae \u00e8 stata collegata una necropoli riferita alla fase longobarda. Le ultime strutture altomedievali indagate nella zona orientale della citt\u00e0 sono relative ad un castello di legno e terra. Al periodo compreso tra fine del IX e la met\u00e0 del XII secolo si datano due nuovi edifici ecclesiastici, uno nel Foro, sulle rovine dell\u2019antico Tempio B, e uno sull\u2019Arce. Tra il IX e l\u2019XI secolo d.C. il territorio cosano fu dato in cessione al monastero di S. Anastasio ad aquas salvias. A partire dal XII secolo d.C., il territorio di Cosa fu sottoposto all\u2019autorit\u00e0 papale; successivamente, dal XIII secolo, pass\u00f2 prima alla famiglia degli Aldobrandeschi e poi al comune di Orvieto. Nel 1329, infine, un\u2019armata senese attacc\u00f2 e distrusse le fortificazioni di Cosa.<\/p>\n<p><strong>Impianto Urbanistico<br \/>\nCinta muraria<\/strong><br \/>\nAl momento della fondazione della colonia fu necessario garantirne la sicurezza tramite l\u2019erezione di un poderoso muro di cinta. Questo circuito, lungo circa 1500 m e parzialmente restaurato per volont\u00e0 della Soprintendenza, gode di uno stato di conservazione notevole. Oltre al perimetro murario esterno vi \u00e8 anche un tratto di mura a delimitare l\u2019Arce. La tecnica muraria impiegata \u00e8 l\u2019opera poligonale di terza maniera, caratterizzata da blocchi squadrati lavorati sulla faccia a vista che aderiscono perfettamente senza dover ricorrere a leganti. Lungo le mura vi sono diciotto torri, poste ad intervalli irregolari. Vi sono tre porte di ingresso alla citt\u00e0, posizionate in relazione alla viabilit\u00e0 interna ed esterna: la Porta Nord-Ovest (Porta Fiorentina, attuale ingresso al sito), la Porta Nord-Est (Porta Romana) e la Porta a Sud-Est (Porta Marina). Le porte condividono la stessa struttura a propylon, un sistema doppio di chiusura con vano interno; l\u2019uso di saracinesche \u00e8 documentato dai solchi ancora ben visibili lungo gli stipiti di Porta Romana. L\u2019ingresso all\u2019Arce, invece, avveniva tramite un varco non fortificato tra le mura a delimitazione di quest\u2019area. All\u2019angolo occidentale dell\u2019Arce si apriva anche una postierla, poi tamponata in et\u00e0 altomedievale con scarichi di materiale antico.<\/p>\n<p><strong>Sistema viario<\/strong><br \/>\nGran parte della rete stradale antica \u00e8 ancora sepolta, dal momento che solo una piccola porzione \u00e8 stata riportata alla luce. L\u2019organizzazione viaria era alla base dell&#8217;impianto urbanistico della citt\u00e0: una fitta rete di strade intersecate ad angolo retto andavano a delimitare isolati rettangolari.<\/p>\n<p><strong>Il Foro<\/strong> presenta una pianta rettangolare; l\u2019ingresso principale era sul lato Nord-occidentale e anticamente doveva avere un aspetto monumentale grazie ad un arco di accesso a triplice fornice, di cui rimangono ancora resti murari in crollo. Rivestiva un ruolo particolarmente rilevante poich\u00e9 qui, sul suo lato settentrionale, si ergevano i principali edifici civili e di culto: la Basilica, il complesso Curia-Comizio, il Tempio B. Lungo gli altri lati si affacciavano edifici privati e tabernae. I primi edifici risalgono al periodo della fondazione, come il Comizio e il Carcer, ma la sistemazione definitiva della piazza si avr\u00e0 solo alla met\u00e0 del II secolo a.C.<\/p>\n<p>Della <strong>Basilica<\/strong> oggi rimangono solo poche tracce, in gran parte pertinenti alle fasi pi\u00f9 tarde dell\u2019edificio. La sua costruzione risale circa al 140 a.C. e fu l\u2019aggiunta finale all\u2019interno del recinto architettonico del Foro, in seguito al completamento della Curia e del Tempio B. La struttura ha pianta rettangolare con sedici colonne interne che delineavano un\u2019ampia navata centrale e un deambulatorio circostante, affacciandosi sul Foro con un portico a sei colonne. Al centro del muro di fondo, invece, era una nicchia che ospitava un tribunale. \u00c8 possibile che all\u2019interno della struttura fossero esposte statue, dato il rinvenimento di lastre in travertino per il supporto di piedistalli. La struttura doveva avere una copertura lignea a capriate, a doppio spiovente. In corrispondenza della navata centrale era probabilmente un livello superiore colonnato, testimoniato da resti in situ sopravvissuti ai crolli. Sotto l&#8217;edificio si trovano due grandi cisterne scavate nella roccia: una risale alla nascita della colonia, la seconda invece \u00e8 posteriore. La Basilica fu eretta contemporaneamente alle prime grandi basiliche di Roma, ed \u00e8 la pi\u00f9 antica fino ad ora attestata nelle colonie. Il suo prototipo quindi \u00e8 da ricercare tra le prime basiliche romane, ancora scarsamente documentate; inoltre, la sua struttura corrisponde al tipo di edificio descritto da Vitruvio nel suo \u201cDe Architectura\u201d. A met\u00e0 del I secolo d.C. l\u2019interno della Basilica fu trasformato in odeum, uno spazio teatrale. Il rinvenimento di un\u2019iscrizione che ne ricorda le operazioni di ristrutturazione ha permesso di attribuire l\u2019intervento alla volont\u00e0 di Nerone. Intorno al 51 d.C. si data, infatti, un violento terremoto e l\u2019intervento neroniano, dunque, avrebbe posto rimedio ai danni causati. L&#8217;Odeum, quadrangolare, poggiava su piedritti rettangolari sostituiti alle colonne inferiori della navata, cos\u00ec da garantire la stabilit\u00e0 per l\u2019elevazione del palco e dei posti per gli spettatori. Tra la fine del III e l\u2019inizio del IV secolo d.C. Cosa cadde in rovina e con essa l&#8217;Odeum. Nel corso del VI secolo d.C. sulle rovine della struttura, lungo il suo lato settentrionale, fu costruita una Chiesa. Per i lati lunghi si utilizz\u00f2 la costruzione preesistente, mentre i lati brevi furono eretti ex novo. Nella porzione sud-orientale, invece, furono costruiti due forni e due ambienti, probabilmente abitazioni.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2360 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa28-400x300.jpg\" alt=\"\" width=\"713\" height=\"569\" \/><br \/>\n<strong>Il Comizio e la Curia<\/strong><br \/>\nAccanto alla Basilica, a Sud-Est, sono ancora ben visibili le rovine del complesso Curia-Comizio, deputato alle <strong>attivit\u00e0 dei magistrati e all\u2019assemblea degli abitanti<\/strong>. Il Comizio \u00e8 caratterizzato dalla tipica gradinata circolare scoperta alla quale si accedeva dal Foro; la Curia, invece, era un ambiente coperto accessibile dalla sommit\u00e0 della gradinata del Comizio.<\/p>\n<p>Il complesso \u00e8 stato costruito subito dopo la fondazione della citt\u00e0. Il Comizio aveva un impianto rettangolare, con l\u2019accesso al Foro posto a Sud-Ovest. Oltre ai gradini di pietra della cavea, file di gradini di legno dovevano disporsi contro i muri perimetrali. Tali gradini erano essenziali, almeno a Nord-Est, per accedere alla Curia, in origine limitata ad un solo ambiente centrale. La Curia era una piccola struttura sviluppata su due piani. Il piano superiore, accessibile dal Comizio, era la Curia vera e propria, mentre il piano inferiore era possibile fosse un archivio.<\/p>\n<p>Con la fase successiva (terzo quarto del III secolo a.C.) i gradini del Comizio, probabilmente otto in totale, furono rifiniti in pietra e l\u2019entrata fu monumentalizzata. \u00c8 stato calcolato che potessero essere ospitate fino a 596 persone. Nello spazio circolare al centro della cavea \u00e8 possibile vi fosse un altare. Dopo l\u2019arrivo di nuovi coloni nel 197 a.C. la Curia fu ampliata: ai lati del corpo centrale gi\u00e0 esistente furono costruiti due nuovi ambienti, ciascuno accessibile dal Comizio. La Curia vera e propria rimase in posizione centrale, l\u2019ambiente Nord-Ovest ebbe forse la funzione di Tabularium (archivio), mentre l\u2019ambiente Sud-Est ospit\u00f2 probabilmente gli uffici dei magistrati. Il Comizio e la Curia mantennero questa sistemazione per la maggior parte della storia della colonia. Nel corso del II secolo d.C. nel basamento della sala Sud-Est della Curia fu ricavato un Mitreo. Lungo i muri sono ancora visibili le tipiche piattaforme di terra laterali e le basi per le statue \u2013 forse \u2013 di Cautes e Cautopates; l\u2019altare, in muratura, si trovava sul fondo dell\u2019ambiente. A seguito dei lunghi periodi di abbandono della citt\u00e0, il complesso perse la sua funzione originaria e fu probabilmente abbandonato. Gli ultimi cambiamenti avvennero nel V-VI secolo d.C. quando Cosa riprese vita per un breve periodo e furono create tre nuove direttrici per raggiungere il Foro e l\u2019Arce (manutenzione della rete stradale antica era cessata da tempo). Di queste, quella che collegava l\u2019Arce alla piazza attraversava trasversalmente il Foro passando sulle rovine del Comizio, tagliandone l\u2019antica gradinata con un muro costruito a delimitazione del piano stradale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2359 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2880px-Cosa_foro_comitium_02-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"763\" height=\"528\" \/><\/p>\n<p><strong>Tempio della Concordia o Tempio B<\/strong><br \/>\nAccanto ai resti del complesso Curia-Comizio rimangono tracce del tempio forense della citt\u00e0. Conosciuto come Tempio B, il culto qui praticato era quello della dea Concordia. Il tempio fu fondato all\u2019incirca nel 175 a.C., su basamento in opera poligonale, ed era caratterizzato da un&#8217;unica cella con due file di due colonne sulla sua fronte (pronao). Si pensa che il tempio fosse stato costruito su resti precedenti, ipotesi che giustificherebbe la particolarit\u00e0 dell\u2019altare decentrato di fronte al santuario. Tra il X e l\u2019XI secolo d.C. sopra le rovine del Tempio fu costruita una chiesa cristiana.<br \/>\n<strong><br \/>\nDecorazione architettonica e frontonale<\/strong><br \/>\nTra i reperti recuperati, numerosi sono i frammenti pertinenti alle decorazioni architettoniche della struttura, che \u00e8 stato possibile ricostruire in gran parte. Sono presenti tutti gli elementi caratteristici dei templi etrusco-italici, ovvero antefisse, sime strigilate, cornici rampanti traforate e lastre di rivestimento. Tra la fine del II secolo a.C. e l\u2019inizio del I secolo a.C. furono apportate alcune modifiche alla decorazione. Una ricostruzione della decorazione architettonica del Tempio B \u00e8 esposta all\u2019interno del Museo Archeologico Nazionale di Cosa. Il frontone del tempio doveva essere popolato da sculture fittili di cui sono stati rinvenuti numerosi frammenti e di cui \u00e8 possibile ricostruire alcuni dei personaggi presenti: un uomo barbato con berretto frigio, vestito con tunica e stivali; due fanciulli, due donne drappeggiate, e altre figure maschili e femminili. \u00c8 difficile avanzare ipotesi per l\u2019identificazione dei personaggi, ma \u00e8 verosimile che la scena fosse di carattere mitologico. Tra i rinvenimenti figurano anche decorazioni ritenute parte di un fregio con carri e cavalli e parte della figura di un auriga con lunga veste, perci\u00f2 \u00e8 possibile che un fregio corresse lungo il muro della cella, oppure che questi elementi decorassero l\u2019altare del tempio o la base della statua di culto.<\/p>\n<p><strong>Carcer<\/strong><br \/>\nAccanto al Tempio della Concordia si trova una struttura interpretata come Carcer. L\u2019identificazione si deve alla particolarit\u00e0 della struttura, organizzata su due livelli, di cui uno interrato e interpretato come cella.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2361 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_foro_02-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"647\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_foro_02-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_foro_02-250x167.jpg 250w, https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_foro_02-150x100.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 647px) 100vw, 647px\" \/><br \/>\n<strong>Sacello di Liber Pater<\/strong><br \/>\nOpposto all\u2019accesso al Foro, nel luogo che fu l\u2018antico ingresso sud-orientale \u00e8 stato individuato un sacello datato al III secolo d.C. Sulla base del ritrovamento di un\u2019iscrizione ora conservata al Museo, che riporta il nome LIBER in riferimento a Liber Pater, \u00e8 stata proposta l\u2019ipotesi che il sacello fosse proprio ad esso dedicato. La particolarit\u00e0 \u00e8 che fu allestito reimpiegando materiali precedenti appartenenti ad altri contesti della citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Arce<br \/>\nCosa Quadrata<\/strong><br \/>\nLa denominazione di \u201c<em>Cosa Quadrata\u201d,<\/em> in chiaro riferimento alla dibattuta Roma quadrata tramandata dalle fonti, fu attribuita dagli archeologi americani alle evidenze relative ad un uso cultuale dell\u2019Arce gi\u00e0 nel III secolo a.C. Tra queste prime evidenze vi sarebbero una fenditura naturale nella roccia profonda 2\/2,50 m, che al momento della scoperta restitu\u00ec tracce di cenere e vegetali carbonizzati, interpretati come resti di offerte deposte a scopo rituale, e una piattaforma quadrata in pietra calcarea di circa 7,40 m per lato. Il suo posizionamento sul punto pi\u00f9 elevato dell\u2019Arce e la vicinanza alla suddetta cavit\u00e0 avvalorano l\u2019ipotesi che anche a questa evidenza sia da attribuire un significato cultuale. Non \u00e8 un caso che la cella centrale del tempio che sorger\u00e0 sull\u2019Arce, il Capitolium, sar\u00e0 edificata proprio sopra queste due testimonianze precedenti, a rappresentazione di una continuit\u00e0 con il passato religioso della colonia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2362 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2880px-Cosa_arx-400x143.jpg\" alt=\"\" width=\"888\" height=\"432\" \/><\/p>\n<p><strong>Tempio di Iuppiter<\/strong><br \/>\nIl Tempio di Iuppiter \u00e8 l\u2019edificio sacro pi\u00f9 antico edificato sull\u2019Arce, non pi\u00f9 visibile in loco; la sua costruzione risale agli anni 240-220 a.C. nell\u2019area a Sud del Capitolium. Purtroppo i dati non sono sufficienti a poter capire quale fosse la pianta dell\u2019edificio, e lo stesso orientamento \u2013 proposto con la fronte rivolta verso la via processionale \u2013 \u00e8 ipotetico. Si pensa che questo primo tempio assomigliasse, nelle dimensioni, al futuro Tempio D. La sua distruzione sarebbe ascrivibile ad un incendio nel corso del I secolo a.C. L\u2019identificazione del culto \u00e8 stata proposta sulla base del ritrovamento di materiale decorativo tra cui raffigurazioni di Minerva ed Ercole. Tuttavia, la divinit\u00e0 venerata \u00e8 tutt\u2019altro che certa. Della decorazione scultorea ipotizzata come pertinente al frontone si conservano solo frammenti, conservati ed esposti al Museo Archeologico Nazionale di Cosa, tra cui un torso maschile vestito di corta tunica e corazza, di dimensioni a met\u00e0 del vero. Sono state rinvenute anche altre figure frammentarie, ma di dimensioni minori.<br \/>\n<strong><br \/>\nTempio di Mater Matuta o Tempio D<\/strong><br \/>\nI resti del piccolo edificio sacro sono ancora ben visibili. Conosciuto come Tempio D, \u00e8 stato interpretato come sede del culto di Mater Matuta, ma la sua posizione \u201cmarginale\u201d sull\u2019Arce ne denota un ruolo secondario. La struttura, datata al 170-160 a.C., s\u2019imposta su un basso podio in opera poligonale ed in origine era dotata di un\u2019unica cella quadrata di 9 x 9 m con quattro colonne di ordine tuscanico. L\u2019accesso avveniva tramite una gradinata di fronte al tempio, dove era anche l\u2019altare, di cui rimangono le sole fondamenta. Un\u2019ingente ristrutturazione avvenne presumibilmente all\u2019inizio del I secolo a.C., quando la decorazione fu rinnovata e quattro nuove colonne furono erette in posizione avanzata rispetto alle preesistenti. Furono costruite, inoltre, due ante a prosecuzione dei muri laterali della cella, fino ad inglobare le due colonne esterne originarie, mentre quelle centrali furono smantellate. Queste operazioni furono condotte contemporaneamente alla costruzione del Capitolium.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2363 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa15-400x300.jpg\" alt=\"\" width=\"748\" height=\"656\" \/><br \/>\n<strong>Decorazione architettonica e frontonale<\/strong><br \/>\nLa decorazione originale comprendeva numerosi elementi in terracotta (lastre di rivestimento, antefisse, sime e cornici rampanti traforate), poi rinnovati durante il primo quarto del I secolo a.C. Pochissime tracce rimangono delle sculture frontonali. L\u2019identificazione del culto con quello di Mater Matuta \u00e8 stata avanzata sulla base del rinvenimento di una statua femminile stante e drappeggiata, con lunghe ciocche ondulate; frammenti di un fregio con delfini \u2013 animali presenti nel mito legato alla dea \u2013 avvalorerebbero l\u2019ipotesi. Un\u2019ulteriore conferma deriverebbe dal ritrovamento di due iscrizioni che citano la presenza a Cosa di un collegio matronale.<\/p>\n<p><strong>Il Capitolium<\/strong> \u00e8 il punto di arrivo della via processionale P. Del tempio rimangono ancora resti notevoli soprattutto per la loro conservazione in elevato (fino a 9 m di altezza). La struttura, delle dimensioni di 20,7 x 25,9 m, fu eretta circa nel 150 a.C. su una terrazza con paramento in opera poligonale; l\u2019accesso avveniva tramite una gradinata tufacea che conduceva sul podio, al pronao. Il podio, in questo caso, \u00e8 solo apparente, poich\u00e9 in realt\u00e0 le pietre sono solo addossate alle pareti esterne del tempio. Le celle erano tre e il colonnato sulla fronte prevedeva una prima fila di quattro colonne e una seconda fila di due comprese tra le ante. \u00c8 stato ipotizzato che il colonnato arrivasse a sfiorare i 7 m di altezza, su un totale di 18 m dell\u2019intera costruzione. La presenza di tre celle \u00e8 la ragione che ha indotto ad ipotizzare il culto alla triade capitolina. Il pronao, molto profondo, presenta una particolarit\u00e0: davanti alle celle \u00e8 una cisterna lunga e profonda con i lati brevi stondati. Sulla terrazza, di fronte al tempio, era l\u2019altare, che tuttavia non presentava lo stesso orientamento dell\u2019edificio sacro. Una modifica dell\u2019orientamento in linea con la struttura del Capitolium avverr\u00e0 solo in seguito, nel tardo I secolo a.C., quando fu rinnovata anche la decorazione architettonica. A quest\u2019ultima fase sono state attribuite anche numerose Lastre Campana, lastre decorative che dovevano essere fissate alle pareti del Capitolium probabilmente a sostituzione di lastre di rivestimento mancanti o danneggiate. A questo rinnovamento si riferisce anche una serie di operazioni strutturali: si procedette ad ampliare l\u2019area sacra con la demolizione della vecchia scalinata di accesso per anteporne una nuova alla terrazza del tempio. Inoltre, fu eretto un alto muro che recingeva e schermava la scalinata, aperto solo in prossimit\u00e0 di un arco per l&#8217;ingresso. A partire dal II secolo d.C., in seguito alla crisi della colonia, l\u2019Arce appare abbandonata. Mancano tracce di frequentazione anche successivamente fino a quando, nel VI secolo d.C., divenne il luogo di principale interesse del sito, insieme a parte del Foro. Una serie di strutture furono costruite tra il Tempio di Mater Matuta e il Capitolium, interpretate come granaio, fienile e stalla. In seguito, probabilmente in concomitanza con la creazione di una linea di castra bizantini difensivi contro i Longobardi, l\u2019Arce fu dotata di fortificazioni proprie, riprendendo parte delle mura antiche, e divenne punto di vedetta strategico. Le tracce pi\u00f9 tarde di frequentazione riguardano la costruzione di una chiesa, con relativo cimitero, intorno ai secoli IX-X d.C.<\/p>\n<p><strong>Decorazione architettonica e frontonale<\/strong><br \/>\nIl tempio presentava una notevole decorazione architettonica in terracotta (lastre di rivestimento, antefisse laterali, sime e cornici rampanti traforate), che nel corso del tempo sub\u00ec numerosi restauri e rifacimenti. Furono soprattutto le modifiche della met\u00e0 del I secolo a.C. ad aver apportato le novit\u00e0 pi\u00f9 consistenti. Della decorazione scultorea del frontone \u00e8 possibile distinguere tra una decorazione originaria e una successiva, datata a met\u00e0 del I secolo a.C. La differenza era nelle dimensioni delle figure. Per quanto riguarda il primo gruppo \u00e8 stata ricostruita la presenza di almeno quattordici statue. Di queste, solo cinque avevano dimensioni naturali, mentre le altre erano a tre quarti, a met\u00e0 e ad un terzo del vero. A questa serie appartengono alcuni frammenti conservati al Museo. Per il secondo gruppo sono state ipotizzate figure di altezza uniforme. Il frammento di acconciatura femminile con diadema, conservato al Museo, appartiene a questo gruppo. Il soggetto della decorazione frontonale del tempio \u00e8 stato ipotizzato fosse un consesso di divinit\u00e0, tra cui Giove, Giunone e Minerva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2364 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_arce_acropoli_tempio_della_triade_capitolina_0-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"766\" height=\"613\" \/><\/p>\n<p><strong>La Collina Orientale<\/strong><br \/>\nLa Collina Orientale non \u00e8 facilmente raggiungibile e si trova al di fuori del percorso di visita. Durante la prima met\u00e0 del II secolo a.C. la porzione superiore della collina fu livellata allo scopo di edificare un santuario (Tempio E). \u00c8 probabile che in precedenza l\u2019area avesse ospitato edifici domestici. Tuttavia rimangono ben poche tracce di questa antica frequentazione. Sono state individuate, invece, alcune strutture che risalgono ad epoca pi\u00f9 tarda. Costruzioni lignee (tracce di buche di palo) e altre con piano pavimentale incassato nel terreno (sunken-floored buildings) sono state datate all&#8217;XI secolo. In seguito l\u2019area \u00e8 stata progressivamente fortificata, dapprima con interventi di sterro e poi con la costruzione di una torre e di un sistema di fortificazioni esterne, al centro del quale era un villaggio. Nel XII secolo, all\u2019interno di queste fortificazioni, furono costruite una torre dotata di cisterna e una struttura circolare interpretata come base per una catapulta o per un trabucco. La cisterna \u00e8 stata poi reimpiegata come prigione, ipotesi suggerita dai graffiti sulle pareti, uno dei quali indica la data del 1211. Nel 1203 il castello pass\u00f2 alla famiglia Aldobrandeschi, e fu in seguito distrutto dai senesi nel conflitto contro Orvieto nel 1329.<\/p>\n<p><strong>Tempio E<\/strong><br \/>\nDi questo edificio sacro collocato sulla sommit\u00e0 della Collina Orientale si sa ben poco e anche il culto praticato \u00e8 sconosciuto. Costruito su un terrazzamento affacciato sul mare, doveva avere dimensioni piuttosto ridotte. Probabilmente era parte di una pi\u00f9 ampia area santuariale. A causa del successivo livellamento dell\u2019area e in seguito all\u2019intenso utilizzo in epoca medievale, le tracce rimaste del tempio sono scarsissime. La tecnica costruttiva \u00e8 simile a quella del Tempio D, con podio realizzato con grandi blocchi calcarei isodomi, squadrati per la maggior parte. Purtroppo \u00e8 possibile risalire solo alle dimensioni esterne della struttura, di 6,25 x 11,25 m. La datazione ad epoca repubblicana (met\u00e0 del II secolo a.C.) \u00e8 stata proposta sulla base di un frammento di anfora greco-italica databile al II secolo a.C. rinvenuto all\u2019interno del podio del tempio, e sulla base del confronto delle terrecotte architettoniche con quelle della decorazione originale del Capitolium (met\u00e0 II secolo a.C.) e con quelle del Tempio B dello stesso periodo. L\u2019edificio cultuale sopravvisse forse solo fino al 70 a.C., quando la citt\u00e0 fu colpita da pesante crisi e dopo la quale questa zona non sembra essere stata interessata dalla ricostruzione augustea.<\/p>\n<p><strong>Infrastrutture Idriche<br \/>\nCisterna<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019approvvigionamento idrico ha sempre costituito una delle maggiori difficolt\u00e0 per Cosa. Per questa ragione, ogni edificio della colonia, pubblico o privato che fosse, disponeva di un proprio sistema di cisterne e canalette per la raccolta e ridistribuzione dell\u2019acqua piovana. Le cisterne individuate entro il perimetro della citt\u00e0, infatti, sono numerosissime. In prossimit\u00e0 del Foro, nel suo angolo Est, si trova la cisterna pi\u00f9 antica del sito: risale al III secolo a.C., quando, al momento della fondazione della colonia, fu necessaria una prima soluzione che fornisse una consistente riserva idrica. La struttura, che in seguito riforn\u00ec anche il vicino impianto termale, aveva un carattere pubblico, come suggerito dalle considerevoli dimensioni: \u00e8 stata calcolata una capacit\u00e0 massima stimata ai 750.000 litri. Originariamente a cielo aperto, la cisterna fu dotata di una copertura in legno solo in un secondo momento. Questa poggiava su quattro grandi pilastri posti al centro, le cui basi rettangolari sono ancora ben visibili. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2365 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2880px-Cosa_foro_cisterna_romana_07-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"853\" height=\"546\" \/><\/p>\n<p><strong>Impianto termale<\/strong><br \/>\nIl complesso termale di Cosa si trova a Nord-Ovest del Foro, tra le strade O, N e 5. Inizialmente studiato da Frank Brown negli anni Cinquanta, \u00e8 oggetto di indagine dal 2013 da parte della Florida State University, Bryn Mawr College e l&#8217;Universit\u00e0 di T\u00fcbingen. Sono ancora da definire l&#8217;esatta planimetria, la distribuzione degli ambienti, il periodo di utilizzo. Dalla stratigrafia e dai reperti si suppone che le terme fossero gi\u00e0 in funzione nella tarda Repubblica e poi in epoca imperiale, in particolare con la rinascita augustea, e tra l\u2019et\u00e0 traianea e quella antonina. Le terme, cui si accedeva dalla strada O, erano alimentate dal sistema di cisterne della colonia, sfruttando anche la naturale pendenza del terreno da Sud a Nord; rappresentano dunque una grande prova ingegneristica. La maggior parte dell\u2019acqua arrivava attraverso un cunicolo che collegava le terme alla cisterna pubblica del Foro. La struttura pi\u00f9 imponente \u00e8 certamente l\u2019alto muro in opus incertum che sorregge una vasca a pianta rettangolare rivestita di cocciopesto; \u00e8 ancora oggetto di studio il sistema di sollevamento dell\u2019acqua fino a questa vasca. Gli ambienti indagati sono interpretabili secondo lo schema romano del frigidarium, tepidarium e calidarium, e i locali annessi come latrine, spogliatoi e palestre. L\u2019acqua era riscaldata nel praefurnium e trasportata nell&#8217;alveus (una piscina) e nel laconicum (sauna) da un sistema di tubuli. Non lontano dalla vasca sopraelevata vi \u00e8 un ambiente circolare in opus latericium, interpretato come laconicum (sauna) sulla base di quello che sembra un ipocausto rivestito superiormente da un pavimento mosaicato.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2366 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2880px-Cosa_zona_delle_terme_03-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"648\" height=\"477\" \/><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">Le abitazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>Casa di Diana<\/strong><br \/>\nL&#8217;Atrium building V, pi\u00f9 comunemente conosciuto come Casa di Diana, \u00e8 situato sul lato Sud-Ovest del Foro. La struttura di et\u00e0 repubblicana (prima met\u00e0 del II secolo a.C.) si delinea come una tipica casa romana ad atrium: l\u2019ingresso era affiancato da due tabernae, una destinata forse alla vendita di vino (dato il rinvenimento, nello scarico della bottega, di coppe e bottiglie), l\u2019altra forse adibita alla cottura e alla vendita di cibo (visto l\u2019alto numero di piatti, bicchieri e tegami). Dall\u2019ingresso si accedeva direttamente all\u2019atrio rettangolare, dotato di impluvium centrale. Sul lato destro dell\u2019atrio erano presenti due cubicula mentre nella parte posteriore erano due alae (ambienti laterali). A seguire vi erano: il tablinum (sala di rappresentanza) e il triclinium. Il giardino era perimetrato da un alto muro, in modo \u2013 forse \u2013 da evitarne la visibilit\u00e0 dalla strada. La casa fu distrutta agli inizi del I secolo a.C. e fu completamente ricostruita solo in periodo augusteo, verosimilmente verso l\u2019ultimo quarto del I secolo a.C. La ricostruzione delle pareti lasci\u00f2 solo in minima parte il pis\u00e9 originale, sostituito da murature intonacate e dipinte; si documenta anche il rifacimento della pavimentazione. Tuttavia l\u2019aspetto pi\u00f9 significativo \u00e8 il cambiamento architettonico di alcune stanze dell\u2019edificio, in particolare il triclinium di cui venne aperta la parete di fondo destinandolo cos\u00ec alle cene estive; la sala da pranzo invernale venne ricavata dall\u2019unione di altre due stanze. Inoltre, un altro ambiente che fu trasformato in un piccolo luogo sacro dedicato al culto imperiale. Tra il 50 e il 60 d.C., all\u2019interno del giardino fu costruita un\u2019edicola addossata al muro perimetrale di Nord-Ovest, dall\u2019aspetto di un tempio in miniatura: tre gradini posti tra due colonne conducevano a una piccola cella con la statua di culto della dea Diana, da cui il nome dato all\u2019abitazione. Sull\u2019architrave era probabilmente infissa un\u2019iscrizione, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Cosa: il testo potrebbe fare riferimento ad una via Dianae, forse la via processionale che dal Foro, costeggiando la casa di Diana, saliva fino all\u2019Arce (dove il Tempio di Mater Matuta avrebbe ospitato anche il culto di Diana), oppure potrebbe riferirsi ad un passaggio dalla strada al giardino garantito da una scala, all\u2019angolo Ovest del giardino stesso. Nel corso del III secolo d.C. la casa vers\u00f2 in stato di abbandono, ma la presenza di frammenti ceramici nelle discariche dei materiali attestano la frequentazione dell\u2019area anche in periodo tardo antico (IV-VI secolo d.C.).<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2368 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa22-400x300.jpg\" alt=\"\" width=\"705\" height=\"561\" \/><\/p>\n<p><strong>Casa del Tesoro<\/strong><br \/>\nL\u2019abitazione, sulle cui rovine fu costruito il Museo Archeologico, deve il nome al rinvenimento di un tesoretto di 2004 monete. Queste furono nascoste sotto il piano della dispensa, forse per preservarle da un saccheggio. Del tesoretto, un piccolo gruppo di monete \u00e8 della fine del II secolo a.C., mentre la grande maggioranza appartiene al primo trentennio del I secolo a.C. I denari pi\u00f9 tardi sono datati al 74-72 a.C. e la loro ottima conservazione indica che non circolarono molto. La data di tesaurizzazione \u2013 e quindi la fase finale della Cosa repubblicana \u2013 pu\u00f2 essere fissata intorno al 70 a.C. Inoltre, il rinvenimento di due vasi a vernice nera con le lettere Q. FVL. graffite sul fondo ha permesso di riferire l\u2019appartenenza dell\u2019abitazione a tale Quintus Fulvius. La domus risale al I secolo a.C. ma fu a sua volta costruita ristrutturando e sfruttando i resti di abitazioni precedenti. Era caratterizzata da tre stanze (cucina, dispensa e bagno) e da un ampio ambiente, successivamente diviso in due. Sono stati rinvenuti frammenti della decorazione parietale in Primo Stile; della decorazione pavimentale dei nuovi ambienti, invece, \u00e8 stato portato in luce opus signinum (pi\u00f9 comunemente noto come cocciopesto) rosso decorato da tessere bianche. In base al tesoretto, sepolto tra il 72 e il 71 a.C., e alle affinit\u00e0 con la Casa dello Scheletro, la costruzione della Casa del Tesoro \u00e8 collocata tra il 90 e l\u201980 a.C.<\/p>\n<p><strong>Casa dello Scheletro<\/strong><br \/>\nNel blocco orientale dello stesso isolato della Casa del Tesoro \u00e8 stata portata in luce la Casa dello Scheletro, cos\u00ec denominata per il ritrovamento, negli strati di accumulo della cisterna, dello scheletro di un individuo maschio adulto, forse gettatovi durante il periodo che port\u00f2 alla distruzione della citt\u00e0 intorno al 70 a.C. La casa si articola intorno ad un atrium al centro del quale vi \u00e8 l\u2019impluvium, la cui presenza ha suggerito che dovesse esservi un compluvium (apertura nel tetto in corrispondenza dell&#8217;impluvium), di cui per\u00f2 non sono state rinvenute tracce. Sotto l\u2019atrio vi \u00e8 una cisterna. La struttura comprendeva un settore culina-lavatio (ambienti della cucina e del bagno); vi sono anche una probabile seconda cucina e una dispensa per i generi alimentari; vicino si trova un ambiente che sulla base del ritrovamento di pesi da telaio era probabilmente destinato a lavori femminili. A lato dell\u2019ingresso era una piccola stanza da letto. Vi era poi un ambiente di servizio, forse un ricovero per animali, e scale che conducevano ad un piano superiore, di cui si ignora l\u2019estensione. Erano presenti anche due exedrae, una per i mesi invernali (hiberna), l\u2019altra per quelli estivi (aestiva). Dall&#8217;exedra aestiva si raggiungeva il triclinium coperto e il portico, che conduceva all\u2019ampio giardino e al triclinium estivo. La maggior parte delle stanze della Casa dello Scheletro ha i pavimenti in opus signinum con disegno geometrico, come nella gi\u00e0 citata Casa del Tesoro. Si conserva anche parte della decorazione parietale. La datazione della costruzione e della successiva distruzione della Casa dello Scheletro \u00e8 data dal ritrovamento di monete repubblicane, tra cui due quadranti, datati al 90-89 a.C., che indicherebbero la costruzione dell\u2019abitazione dopo l\u201989 a.C. La distruzione della casa \u00e8 datata intorno al 70 a.C. sulla base del ritrovamento del tesoretto di monete nella casa di Quintus Fulvius che ha determinato l\u2019inizio del periodo di decadenza dell\u2019intera citt\u00e0.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2367 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Cosa_casa_dello_scheletro_03-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"1142\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p><strong>Casa degli Uccelli<\/strong><br \/>\nAll\u2019interno dello stesso isolato delle case precedentemente descritte, fu indagata anche una terza casa, la Casa degli Uccelli, che deve il suo nome alla decorazione parietale, con uccelli rossi, bianchi e marroni appollaiati su tralci di vite.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nNecropoli<\/strong><br \/>\nA Cosa le aree destinate alla sepoltura hanno restituito evidenze funerarie che si datano tra il III secolo a.C. (et\u00e0 ellenistica) e il IV secolo d.C. (epoca tardo antica). Le necropoli erano situate ad Est, lungo la strada che conduceva al porto, e a Nord-Ovest, lungo la strada che da Cosa conduceva al porto della Feniglia. Nella necropoli orientale si trovano monumenti funerari a forma di tempietto in antis (modello magno-greco), presumibilmente databili agli inizi del II secolo a.C.; l\u2019area, a valle, ospita il mausoleo E\/1, monumento che sancisce l\u2019uso di nuovi schemi architettonici per monumenti funerari e non, e che interessa Cosa tra il II e l\u2019inizio del I secolo a.C. Il sepolcro ha una base cubica su cui si erge una struttura a prisma rettangolare con lati concavi; doveva essere rivestito da lastre in arenaria con modanature in stucco. Le attestazioni provenienti, invece, dalla necropoli di Nord-Ovest risalgono alla prima et\u00e0 imperiale; l\u2019area ospita il mausoleo N\/1, alcuni resti di un monumento, sepolture terragne ed il colombario Santi. Quest\u2019ultimo risale al I secolo a.C. e presenta una pianta grossomodo quadrangolare; fu realizzato in opera cementizia con paramento in laterizio. All\u2019interno del colombario vi sono le nicchie che dovevano contenere le olle cinerarie. Subito al di fuori della porta Nord-Ovest sono state rinvenute anche tombe alla cappuccina (con copertura in laterizi disposti a doppio spiovente) di inumati e di incinerati risalenti a fine I-inizio II secolo d.C. Particolare interesse ha suscitato la tomba alla cappuccina che ospitava i resti di una giovane ragazza, conservati ed esposti al Museo Archeologico Nazionale di Cosa. Le ossa presentavano patologie che sembravano da attribuire alla malnutrizione (come la bassa statura, l&#8217;osteoporosi e l&#8217;ipoplasia dello smalto dentario), ma la ragazza era accompagnata da un ricco corredo che comprendeva gioielli d&#8217;oro e di bronzo, indicatore di uno status sociale alto. Per questo si \u00e8 ipotizzata prima una generica malattia metabolica, in seguito riconosciuta come celiachia grazie alle analisi del DNA.<\/p>\n<p>Due monumenti funerari fiancheggiano anche la Strada Provinciale Litoranea: il cd. colombario e il monumento di San Biagio, risalenti alla prima met\u00e0 del II secolo d.C.<\/p>\n<p><strong>Aree portuali<\/strong><br \/>\nAl momento della fondazione Cosa rappresentava per Roma l\u2019insediamento marittimo pi\u00f9 a settentrione come, di contro, Paestum a meridione. La colonia era dotata di due aree portuali, il Portus Cosanus e il Portus Feniliae. Il primo si trova a Sud del promontorio cosano, il secondo a Nord. Il Porto della Feniglia fu utilizzato, fin da epoca repubblicana, per la pescicoltura. Erano presenti impianti di lavorazione e una zona abitativa. Il Portus Cosanus si trova in prossimit\u00e0 dello Spacco della Regina ed \u00e8 stato indagato pi\u00f9 approfonditamente rispetto a quello di Feniglia; ha rivelato tre fasi di utilizzo, a partire dalla fondazione della colonia latina nel III a.C., fino al III d.C. Per il primo periodo (III secolo a.C. \u2013 fine II a.C.) non sono state rinvenute strutture; tuttavia, la testimonianza di un florido commercio ci \u00e8 confermata dalla grande quantit\u00e0 di frammenti di anfore, probabilmente da riferirsi alla fabbrica ceramica dei Sesti, una gens della nobilt\u00e0 di Roma che, secondo Cicerone, possedeva una villa a Cosa ed era impegnata nel commercio del vino e nella produzione degli appositi contenitori da trasporto (le indagini mineralogiche condotte sull\u2019impasto ceramico hanno riportato una quasi sicura origine cosana dei recipienti). Un gran numero di anfore sono bollate SES, quindi riferibili alla suddetta gens. La legislazione del II secolo a.C. che impediva ai Galli di impiantare colture vinicole, favor\u00ec la produzione e il commercio italiano di vino, e di conseguenza il porto di Cosa. Testimonianza della frequentazione della laguna retrostante ci \u00e8 data da un piccolo tempio datato al secondo quarto del II secolo a.C. e dedicato a Poseidone\/Nettuno. \u00c8 un tempietto italico ad una cella con decorazioni fittili fra cui \u00e8 stato rinvenuto un busto di guerriero, oggi conservato ed esposto al Museo Archeologico Nazionale di Cosa. Significativo \u00e8 il fatto che questa divinit\u00e0 fosse associata alla famiglia dei Domizi Enobarbi, possessori di un vasto appezzamento di terreno nella zona di Cosa. Inoltre, il rinvenimento di un\u2019anfora bollata SEX DOMITI fa pensare ad un controllo congiunto della produzione ceramica dei Domizi e dei Sesti nell\u2019area cosana. Nell\u2019area della laguna probabilmente era presente un impianto per l\u2019allevamento del pesce. L\u2019apice del commercio si ebbe fra il II e il I secolo a.C., quando il porto divenne un complesso produttivo-emporico con attivit\u00e0 di porto-peschiera e di esportazione di vino e garum. Mediante i profitti dell\u2019esportazione del vino, i Sesti hanno apparentemente trasformato una semplice lavorazione del pesce in un\u2019industria su larga scala per l\u2019esportazione del garum; ci\u00f2 \u00e8 confermato da Strabone (Geografia, V.2.8) che ci d\u00e0 notizia di un\u2019industria peschiera a Cosa. A questo momento risalgono le strutture in calcestruzzo del porto e della peschiera: i cinque moli, il ponte, la piattaforma presso la Tagliata Sud, le vasche per i pesci nella laguna, la piattaforma della Spring House, e i pilastri dell\u2019acquedotto. Su uno dei moli, probabilmente, doveva ergersi un faro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2369 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Panorama_con_Torre_della_Tagliata_Torre_Puccini_dal_Porto_di_Cosa_GR-400x300.jpg\" alt=\"\" width=\"727\" height=\"605\" \/><\/p>\n<p>La retrostante laguna in questo periodo fu dotata di infrastrutture come canali di ricircolo delle acque, fra cui il maggiore \u00e8 il canale della Tagliata, che permetteva il controllo del flusso dell\u2019acqua e la creazione di vasche per la cattura del pesce. Il porto era, al contrario della citt\u00e0, ricco di sorgenti di acqua dolce sfruttate mediante la costruzione della Spring House, edificio da cui proviene parte di un macchinario ligneo per il prelievo dell\u2019acqua e l\u2019immissione nell\u2019acquedotto. A partire dall\u2019epoca imperiale, il porto di Cosa sub\u00ec una sensibile contrazione: le cause possono rintracciarsi nell\u2019insabbiamento e nella diminuzione degli scambi commerciali, visto lo spostamento dell\u2019attenzione di Roma sui traffici orientali. Un\u2019ipotesi \u00e8 quella che la fabbrica dei Sesti sia stata distrutta a seguito dell\u2019appoggio del proprietario alla causa dei Cesaricidi. Durante il I d.C. si impiant\u00f2 nel sito una villa marittima \u2013 la Villa della Tagliata \u2013 e sulla Spring House risorse un edificio per la captazione delle acque, probabilmente per rifornire degli impianti termali. La nuova Spring House fu distrutta da un incendio intorno al 150 d.C. La villa marittima, a pianta rettangolare, aveva un accesso monumentale, una torre ed un complesso termale. Completata a met\u00e0 del secondo d.C. all&#8217;interno di un progetto di volont\u00e0 imperiale, doveva unire le funzioni residenziali a quelle portuali e produttive. La villa, quasi per niente indagata, giace al di sotto di una torre di avvistamento del XIV secolo. Rutilio Namaziano, durante il suo viaggio, fece tappa a Porto Ercole poich\u00e9 gli scali cosani non erano pi\u00f9 praticabili. La villa infatti, ristrutturata nel III secolo d.C., sopravvisse fino alla met\u00e0 del V secolo d.C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa era una colonia di diritto latino, fondata nel 273 a.C. sul litorale della Toscana meridionale. Il suo nome deriva probabilmente da quello di un antico centro etrusco, Cusi o Cusia, individuato nella moderna Orbetello. Sorgeva sul promontorio roccioso dell\u2019attuale Ansedonia, situato a 114 m s.l.m., e oggi il sito rientra nel territorio comunale di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2359,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[314,1],"tags":[],"class_list":["post-2358","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-maremma"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2358"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2358"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2370,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2358\/revisions\/2370"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2359"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2358"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2358"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}