{"id":2454,"date":"2023-01-25T15:47:19","date_gmt":"2023-01-25T14:47:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maremma.it\/blog\/?p=2454\/"},"modified":"2023-01-25T15:47:19","modified_gmt":"2023-01-25T14:47:19","slug":"roselle-sito-archeologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maremma.it\/blog\/roselle-sito-archeologico\/","title":{"rendered":"Roselle (sito archeologico)"},"content":{"rendered":"<p>Roselle \u00e8 stata un&#8217;antica <strong class=\"ui-sortable-handle\">citt\u00e0 di origini etrusche<\/strong> situata a 8 chilometri a nord della citt\u00e0 di Grosseto. I resti archeologici si trovano nei pressi della moderna frazione omonima. Nel 2016 l&#8217;area archeologica ha fatto registrare 18.716 visitatori.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 12pt;\"><em><strong>Storia<\/strong><\/em><\/span><br \/>\nRoselle era situata a 10 km da Grosseto, nel punto di passaggio tra la valle dell&#8217;Ombrone e la Maremma grossetana, sulla riva dell&#8217;antico lago Prile, ed era un&#8217;antica lucumonie dell&#8217;Etruria centrale, membro della dodecapoli etrusca.<br \/>\nConserva una <strong class=\"ui-sortable-handle\">sovrapposizione di edifici e mura appartenenti alla fase etrusco-villanoviana<\/strong>, a quelle successive della civilt\u00e0 etrusca, e poi a quella romana. La scoperta di <strong class=\"ui-sortable-handle\">vasi attici a figure rosse<\/strong> testimonia i contatti commerciali della citt\u00e0 con la Grecia e le colonie greche dell&#8217;Italia meridionale.<\/p>\n<p>Fondata nel VII secolo a.C., venne citata da Dionigi di Alicarnasso fra le citt\u00e0 che portarono aiuto ai Latini nella guerra contro Tarquinio Prisco. Si svilupp\u00f2 a danno delle lucumonie vicine in particolare Vetulonia.<\/p>\n<p>Nel 294 a.C. fu conquistata dai romani. Divenne prima municipio romano e successivamente, con Augusto, colonia. A quest&#8217;epoca risalgono il Foro e la basilica, un sistema di raccoglimento delle acque piovane e un edificio termale. Sono conservate anche tracce di un anfiteatro e di ville.<\/p>\n<p>A partire dal VI secolo decadde come tutta la Maremma, flagellata dalla malaria. La citt\u00e0 venne abbandonata fino alla bonifica della zona alla fine del Settecento.<\/p>\n<p>A partire dagli anni cinquanta i resti degli edifici antichi furono riportati alla luce per mezzo di una lunga campagna di scavi portata avanti dalla Soprintendenza archeologica della Toscana.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 14pt; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>Cinta muraria<\/strong><\/span><br \/>\nFu costruita dagli Etruschi tra il VII e il VI secolo a.C., a protezione della citt\u00e0, all&#8217;epoca risultava una delle principali dell&#8217;Etruria, sia per importanza strategica che per gli scambi commerciali con altre citt\u00e0 dell&#8217;area.<br \/>\nLa parte pi\u00f9 antica delle mura si sviluppa tra il lato settentrionale e quello orientale, mentre la parte opposta fu completata per ultima.<br \/>\nIl <strong class=\"ui-sortable-handle\">sentiero<\/strong> dell&#8217;area archeologica <strong class=\"ui-sortable-handle\">costeggia le mura.<\/strong><\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 12pt;\"><strong><em>Descrizione<\/em><\/strong><\/span><br \/>\nLe mura di Roselle, definibili <strong class=\"ui-sortable-handle\">&#8220;mura ciclopiche&#8221;<\/strong> per gli elementi stilistici, si sviluppano articolandosi lungo un perimetro superiore ai tre chilometri.<\/p>\n<p>Nel complesso, la cerchia si presenta quasi del tutto intatta, con altezze medie attorno ai<strong class=\"ui-sortable-handle\"> 7 metri<\/strong>, racchiudendo quasi interamente l&#8217;area di origine etrusca della citt\u00e0, mentre la parte romana fu costruita prevalentemente all&#8217;esterno delle mura perimetrali.<\/p>\n<p>La cortina muraria \u00e8 costituita da una serie di blocchi poligonali di pietra, che poggiano l&#8217;uno sopra l&#8217;altro ricordando per certi versi il sistema difensivo della citt\u00e0 di Tirinto.<br \/>\nLungo le mura perimetrali sono visibili i resti di alcune <strong class=\"ui-sortable-handle\">porte di accesso<\/strong>, oltre ad una pregevole postierla di epoca arcaica.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 14pt; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>L&#8217;anfiteatro<\/strong><\/span><br \/>\nFu costruito dai Romani durante il I secolo d.C., proprio nel luogo in cui sorge sono stati rinvenuti reperti villanoviani e di epoca etrusca del VII-VI secolo a.C..<\/p>\n<p>Durante il periodo altomedievale, l&#8217;arena divenne un <strong class=\"ui-sortable-handle\">recinto fortificato<\/strong>, grazie alle costruzioni realizzate utilizzando materiali di spoglio dagli edifici romani in rovina. In questo fortilizio sarebbe da riconoscersi un castrum tardoantico\/altomedievale, creato a <strong class=\"ui-sortable-handle\">difesa dei territori bizantini<\/strong> di contro all&#8217;avanzata dei Longobardi.<br \/>\nL&#8217;area rimase occupata fino almeno al XVI secolo, cos\u00ec come testimoniano i vari frammenti di maiolica arcaica, ingobbiata e graffita, e ceramica d&#8217;uso invetriata e smaltata rinvenuti al suo interno.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 12pt;\"><strong><em>Descrizione<\/em><\/strong><\/span><br \/>\nLa terra tolta per la costruzione dell&#8217;arena venne quasi certamente riutilizzata come base per l&#8217;erezione degli ordini superiori dei posti.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong class=\"ui-sortable-handle\">edificio di forma ellittica<\/strong> presenta misure particolarmente ridotte rispetto a quelle di monumenti simili riscontrabili in altre citt\u00e0 romane. Gli <strong class=\"ui-sortable-handle\">accessi<\/strong> sono <strong class=\"ui-sortable-handle\">quattro e diversi<\/strong> per tipologia: quelli situati sull&#8217;asse maggiore E-O sono <strong class=\"ui-sortable-handle\">scoperti e delimitati da lunghi muri<\/strong>, mentre i restanti due sono <strong class=\"ui-sortable-handle\">fiancheggiati da murature di minore lunghezza<\/strong> e sono <strong class=\"ui-sortable-handle\">coperti da volte a botte<\/strong>. Alcune murature tardoantiche sono state rinvenute in connessione ad una ricca <strong class=\"ui-sortable-handle\">serie di monete<\/strong> e rappresentano le uniche tracce antropiche tra l&#8217;et\u00e0 di Caligola e di Diocleziano.<\/p>\n<p>Dalla fine degli anni ottanta, nel sito archeologico della citt\u00e0 etrusco-romana di Roselle, l&#8217;anfiteatro romano di epoca augustea ospita l&#8217;Estate rosellana, manifestazione incentrata su concerti e spettacoli di danza e di prosa di livello nazionale, grazie all&#8217;acustica ancora eccellente. Alcuni spettacoli si tengono proprio nell&#8217;orario del tramonto, per esaltare maggiormente le rappresentazioni che si svolgono in uno sfondo suggestivo.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 14pt; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>Domus dei Mosaici<\/strong><\/span><br \/>\nLe prime tracce della <strong class=\"ui-sortable-handle\">domus<\/strong> risalgono ad et\u00e0 tardo-repubblicana e sono databili dopo le estese distruzioni a cui fu soggetta Roselle nel 90-80 a.C. La planimetria dell&#8217;edificio non presenta differenze dalla canonica pianta della casa di tipo italico, caratterizzata dallo schema assiale a croce, quale risulta anche nella stessa Roselle da altri edifici scavati. In et\u00e0 tiberiana la domus \u00e8 soggetta a restauri ed abbellamenti estetici: fu ampliata e restaurata, oltre che arricchita delle tre statue di Tiberio, Livia e Druso minore. Durante l&#8217;et\u00e0 claudia si ha una distruzione parziale, forse dovuta ad un incendio, seguita da un immediato restauro. Sempre alla stessa epoca risale la costruzione del <strong class=\"ui-sortable-handle\">primo impianto termale<\/strong> nella met\u00e0 meridionale e la casa, con le sue piccole terme annesse, diviene pubblica, data la sproporzione tra gli ambienti destinati ad uso termale e quelli a funzione prettamente residenziale.<\/p>\n<p>In et\u00e0 tardo-adrianea o antonina la struttura \u00e8 soggetta a pesanti riorganizzazioni con il rialzamento e l&#8217;ampliamento del complesso termale e dei suoi annessi: in questa fase si assiste alla posa in opera dei mosaici negli ambienti termali e nel tablinium.<\/p>\n<p>La domus subisce trasformazioni sostanziali tra il IV e il VII secolo, quando, in piena tardoantichit\u00e0, si ha una <strong class=\"ui-sortable-handle\">bottega<\/strong> che occupa i precedenti ambienti abitativi. L&#8217;officina, riferibile ad un fabbro, ha restituito strati ricchi di ceneri di lavorazione, terre ricche di carbone e scorie disposte su quasi tutti i pavimenti, anneriti dagli stadi della lavorazione metallurgica. Inoltre i vari <strong class=\"ui-sortable-handle\">rinvenimenti di bronzo e di oggetti metallici<\/strong> hanno fatto ipotizzare che in questa officina non venissero prodotti oggetti ex novo, ma che fossero nuovamente fusi oggetti antichi, provenienti dalle tombe etrusche della necropoli e da edifici pubblici e privati di et\u00e0 romana. Verso la fine del IV secolo l&#8217;officina e ci\u00f2 che resta della domus sono abbandonate e nel corso del VI secolo si assiste a sepolture di infanti che si impostano al di sopra dei livelli di crollo.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 14pt;\"><strong>La chiesa di San Silvestro<\/strong><\/span><br \/>\nOriginariamente nota come <strong class=\"ui-sortable-handle\">tempietto degli Augustales<\/strong>,\u00a0l&#8217;edificio religioso ha origini altomedievali, essendo storicamente accertata la sua esistenza in un documento datato 765. La chiesa venne costruita nel punto in cui precedentemente sorgeva un luogo di culto pagano risalente al I secolo denominato tempietto dei flamines Augustales, che fu abbandonato tra la fine del IV e gli inizi del V secolo. Parte dei<strong class=\"ui-sortable-handle\"> materiali edilizi<\/strong> dell&#8217;antico tempio romano di et\u00e0 imperiale furono <strong class=\"ui-sortable-handle\">riutilizzati<\/strong> per la costruzione del luogo di culto cristiano, che venne intitolato a San Silvestro. Quasi sicuramente, l&#8217;edificio religioso era un oratorio secondario, il cui abbandono potrebbe essere precedente a quello della vicina pieve di Santa Maria a Civita.<\/p>\n<p>La chiesa di San Silvestro <strong class=\"ui-sortable-handle\">conserva i suoi resti archeologici<\/strong> in prossimit\u00e0 del lato meridionale del foro rosellano, nei pressi della domus dei mosaici.<\/p>\n<p><span class=\"ui-sortable-handle\" style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Pieve di Santa Maria a Civita<\/strong><\/span><br \/>\nDenominata anche pieve di Santa Maria a Moscona,\u00a0un edificio religioso, era l&#8217;antica basilica paleocristiana di Roselle, risalente al periodo alto-medievale (VIII secolo). In epoca medievale la chiesa fu elevata a pieve autonoma, proseguendo le sue funzioni almeno fino a quasi tutto il Trecento. Il definitivo abbandono dell&#8217;antica citt\u00e0 etrusco-romana a vantaggio del fiorente capoluogo maremmano mise a dura prova il proseguimento dell&#8217;esistenza della pieve, tanto da venire definitivamente abbandonata in epoca tardomedievale.<\/p>\n<p>La pieve di Santa Maria a Civita, che venne costruita utilizzando i materiali di recupero di edifici romani datati I secolo, conserva i suoi resti archeologici poco a est del foro, nel cuore dell&#8217;antica citt\u00e0 di Roselle. Originariamente si presentava a tre navate seguendo i canoni delle antiche basiliche paleocristiane romane; verso l&#8217;anno Mille fu aggiunta una <strong class=\"ui-sortable-handle\">torre campanaria<\/strong> in prossimit\u00e0 della facciata anteriore. Il luogo di culto si presentava riccamente decorato, tanto che alcuni bassorilievi provenienti dalla basilica sono conservati a Grosseto presso il museo archeologico e d&#8217;arte della Maremma, mentre altri sono stati traslati e riutilizzati per decorare la pieve di San Martino a Batignano; un ultimo elemento decorativo \u00e8 stato collocato invece lungo il paramento murario del complesso rurale denominato Il Serpaio.<\/p>\n<p><strong class=\"ui-sortable-handle\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Terme<\/span><\/strong><br \/>\nAlle pendici della collina Nord \u00e8 stato rinvenuto un <strong>complesso termale di et\u00e0 romana<\/strong>, caratterizzato da murature che in alzato presentano la tecnica dell&#8217;opus reticulatum con zoccolo e ammorsature in laterizio, mentre in fondazione si ha l&#8217;opus caementicium.<\/p>\n<p>Durante la fase di abbandono e crollo delle terme in et\u00e0 tardoantica \u00e8 stato rinvenuto un fondo di capanna circolare databile tra il IV secolo e la fine del V secolo. Lo studio inedito di alcuni frammenti ceramici, una scodella e un vaso a listello di ingobbiata di rosso, provenienti dal riempimento di una buca perimetrale sposterebbero la datazione tra la fine del VI e la I met\u00e0 del VII secolo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Basilica<\/strong><\/span><br \/>\nNel corso del primo Alto Medioevo si registra la costruzione di una <strong>basilica paleocristiana<\/strong> che si imposta sull&#8217;impianto termale ormai in disuso e spoliato. Seppure attenta soprattutto alle strutture romane sulle quali fu fondata la cattedrale, la planimetria della campagna degli anni quaranta riferiva puntualmente anche del colonnato che, ripetendo il presunto peristilio intorno alla piscina dell&#8217;impianto termale, scandiva in tre navate la chiesa, e della struttura fondata sulla serie di ambienti di servizio per chiuderne l&#8217;abside. II posizionamento delle basi di colonna delle navate non \u00e8 congetturale, mentre rimane invece ipotetica la presenza di un colonnato anche sul lato breve, indiziato solo da una base di colonna.<\/p>\n<p>Se per l&#8217;angolo nord-orientale dell&#8217;area absidale la ricerca come fondazione delle superstiti strutture romane sembra costante e coerente, gi\u00e0 dal rilievo del 1942 appariva evidente che la parete meridionale dell&#8217;abside prescinde dalla struttura romana. L&#8217;impianto di un&#8217;abside rettangolare, dotata di \u201csontuosa\u201d pavimentazione in grandi blocchi lapidei, che, come emerge dalla relazione con le basi di colonna ne assicurava la decisa sopraelevazione rispetto alla navata centrale, non \u00e8 dovuto al condizionamento delle preesistenze monumentali, ma una precisa scelta iconografica. La cattedrale rosellana conserva l&#8217;impianto originario fino all&#8217;abbandono.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Necropoli<\/strong><\/span><br \/>\nLa necropoli che si sviluppa intorno alla chiesa \u00e8 <strong>organizzata per terrazze<\/strong>: le sepolture hanno una distribuzione dettata da distanze costanti e hanno una buona tecnica costruttiva.<\/p>\n<p>Tagliano uno strato databile tramite sigillata africana e da ceramiche a gocciolature o a bande di ingobbio rosso e contengono corredi di VI e met\u00e0 VII secolo.<\/p>\n<p>Nel corso del VI secolo si ha la costruzione di un edificio, molto probabilmente una <strong>sepoltura privilegiata<\/strong>, in una zona a densa sepoltura infantile.<\/p>\n<p>La chiesa subisce restauri e abbellimenti nel corso dell&#8217;VIII secolo, cos\u00ec come testimoniano elementi architettonici quali plutei, pilastrini di recinzione e un frammento di ciborio da collegarsi ad interventi da attribuire al magister Iohannes, cos\u00ec come ricorda un&#8217;epigrafe dedicatoria ora conservata presso il Podere il Serpaio, nell&#8217;entroterra rosellano.<\/p>\n<p>Tra X e XI secolo la chiesa viene dotata di una <strong>possente torre<\/strong>, accessibile solo dall&#8217;interno della chiesa stessa.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Pieve di Santa Maria (Roselle)<\/strong><\/span><br \/>\nLa pieve di Santa Maria a Roselle, denominata anche <strong>La Canonica <\/strong>e storicamente nota come Cattedrale di Roselle, si trova sulle pendici collinari di Poggio Mosconcino, su una piccola altura denominata La Canonica: la sua ubicazione era fuori dall&#8217;antica citt\u00e0, contrariamente a quello che possa lasciare ipotizzare la sua denominazione.<\/p>\n<p>L&#8217;edificio religioso, risalente al periodo medievale, era originariamente la cattedrale di Roselle, fino al definitivo trasferimento della sede vescovile a Grosseto (1138). In seguito, la chiesa divenne la <strong>pieve di riferimento<\/strong> per l&#8217;area compresa tra l&#8217;antica citt\u00e0 di Roselle e il Tino di Moscona, insediamento fortificato situato alla sommit\u00e0 dell&#8217;omonimo poggio. L&#8217;esistenza del luogo di culto era gi\u00e0 accertata in documenti risalenti agli inizi del XII secolo, non potendo essere esclusa un&#8217;origine antecedente probabilmente altomedievale. In seguito, il luogo di culto segu\u00ec un destino simile a quello della pieve di Santa Maria a Civita. Il definitivo abbandono di Roselle ebbe ripercussioni anche sui vicini insediamenti, comportando anche un inesorabile <strong>declino per questo edificio religioso<\/strong>, il cui definitivo abbandono \u00e8 databile tra il tardo Medioevo e il primo periodo rinascimentale: in epoca tardocinquecentesca la chiesa risultava gi\u00e0 in rovina.<\/p>\n<p>La pieve di Santa Maria a Roselle conserva i suoi <strong>resti archeologici<\/strong> con strutture murarie in conci di malta, in un&#8217;area in cui sono state scoperte varie <strong>tombe etrusco-romane.<\/strong> Dall&#8217;analisi dei suoi resti \u00e8 possibile stabilire le notevoli dimensioni dell&#8217;edificio religioso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roselle \u00e8 stata un&#8217;antica citt\u00e0 di origini etrusche situata a 8 chilometri a nord della citt\u00e0 di Grosseto. I resti archeologici si trovano nei pressi della moderna frazione omonima. 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